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OSSERVATORIO · 27 aprile 2026

2 milioni di iscritti all’università: le digitali trainano la crescita e cambiano il volto di studi e lavoro

Le università digitali contribuiscono alla crescita degli iscritti e cambiano il modo di conciliare studio, lavoro e formazione.

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Il sistema universitario italiano sta vivendo una fase di espansione, ma la vera novità è dove questa crescita si sta concentrando: non più solo nelle aule tradizionali, ma sempre di più online.

Le università digitali, in pochi anni, sono passate da opzione alternativa a protagoniste di un cambiamento profondo. Il traguardo dei 2 milioni di iscritti nel 2024/25 racconta un sistema in salute, ma basta scavare sotto la superficie per capire che gran parte di questo risultato arriva dalle telematiche: quasi due terzi dell’aumento complessivo rispetto al 2018/19 è merito loro. In termini di peso, si è passati dal 6,8% al 15% degli studenti, con una crescita del 158,6% in sei anni (rapporto ANVUR).

Numeri che difficilmente si possono considerare congiunturali. Dietro questa espansione c’è anche un contesto più ampio: la formazione online è diventata uno dei settori più vivaci dell’economia della conoscenza. Nel 2024 ha superato i 3 miliardi di euro di valore, con un incremento del 18% in un solo anno.

Un’accelerazione che deve molto alla pandemia, ma che oggi si alimenta soprattutto della domanda di aggiornamento continuo. Il punto di forza delle università digitali è evidente: rendono lo studio compatibile con la vita reale — lavoro, famiglia, tempi personali. Non è un caso che gli iscritti siano più che raddoppiati in pochi anni, passando da circa 140 mila nel 2019/2020 a oltre 300 mila nel 2024/2025. E oggi, quando esiste l’alternativa, più di uno studente su cinque sceglie il percorso online.

A colpire è anche il profilo degli studenti. Non c’è un’età prevalente: giovani, lavoratori, adulti. È il segno che l’università digitale non intercetta una nicchia, ma bisogni diversi lungo tutto l’arco della vita. Nel frattempo è cresciuta anche l’offerta.

Negli ultimi cinque anni sono stati attivati 40 nuovi corsi e ormai quasi tutte le aree disciplinari sono coperte. In alcuni ambiti, come scienze motorie o scienze della formazione, la presenza dell’online è diventata decisiva.

Anche i risultati iniziano a pesare: i laureati provenienti dalle telematiche sono passati dall’11,9% del totale nel 2020 al 24,3% nel 2024. Con un dato interessante: oltre l’80% conclude il percorso nei tempi previsti.

Questo cambiamento non riguarda solo l’università: sta già dialogando con il mondo del lavoro. Il bacino degli studenti digitali cresce rapidamente e porta con sé caratteristiche precise: familiarità con gli strumenti tecnologici, capacità di organizzarsi in autonomia e, spesso, esperienza lavorativa già in corso. Per le aziende significa trovarsi di fronte a profili diversi da quelli tradizionali, più flessibili e pronti a muoversi in contesti dinamici.

Per questo motivo, le imprese farebbero bene a osservare con attenzione questo segmento. Non è solo una questione di numeri, ma di qualità e di evoluzione delle competenze. Le università digitali stanno contribuendo a formare lavoratori che rispondono a esigenze nuove, in cui aggiornamento continuo e adattabilità contano quanto — se non più — del titolo in sé.

Nel frattempo, anche in Europa la formazione a distanza continua a crescere, con Paesi come Spagna e Regno Unito che si muovono nella stessa direzione. L’Italia, partita più tardi, sta recuperando terreno rapidamente. Più che una tendenza, quella delle università digitali sembra ormai una trasformazione strutturale.

E forse la vera domanda non è più se funzionano, ma quanto incideranno nel ridisegnare il rapporto tra studio e lavoro nei prossimi anni.