di Antonio Genovese, Manager FAAD Network
Il modello degli hackathon PI Connect a Rimini e in Calabria mostra come l’orientamento possa trasformarsi in un laboratorio di innovazione, partecipazione e sviluppo per le nuove generazioni
Da anni si parla della necessità di rafforzare il legame tra formazione e mondo del lavoro. Una sfida che oggi appare ancora più urgente in un contesto in cui professioni, competenze e modelli organizzativi cambiano con una velocità senza precedenti.
Ma come si aiuta un giovane a orientarsi?
La risposta non può limitarsi a presentare corsi di laurea, sbocchi professionali o professioni emergenti. Oggi orientare significa creare occasioni concrete in cui ragazzi e ragazze possano sperimentare, collaborare, confrontarsi con problemi reali e mettere alla prova le proprie capacità.
È in questa prospettiva che si colloca il modello degli hackathon PI Connect promosso dal Polo Italiano Formazione Lavoro, iniziativa di FAAD Network, che negli ultimi mesi ha trovato concreta applicazione in due esperienze particolarmente significative: “Orientation for Wellness”, realizzato a Rimini in collaborazione con RiminiWellness e Polo La Dotta, e “Costruisci l’impresa del futuro”, sviluppato in Calabria insieme a Uniworkup, Universitas Mercatorum, 012Factory e numerosi partner territoriali.
Due territori diversi, due contesti differenti, ma una stessa convinzione: l’orientamento funziona davvero quando i giovani smettono di essere spettatori e diventano protagonisti.
Dall’orientamento che informa all’orientamento che coinvolge
Per molto tempo l’orientamento è stato concepito soprattutto come un’attività informativa: incontri nelle scuole, presentazioni, testimonianze di professionisti, distribuzione di materiali e guide.
Tutto questo continua ad avere valore. Ma oggi non basta più.
I giovani imparano soprattutto quando possono mettersi in gioco. Hanno bisogno di vivere esperienze concrete, lavorare in gruppo, confrontarsi con sfide autentiche e misurarsi con situazioni simili a quelle che incontreranno nel loro percorso professionale.
Gli hackathon PI Connect nascono proprio con questo obiettivo. Non sono semplici competizioni, ma veri e propri laboratori di apprendimento intensivo. Studenti e laureandi lavorano in team multidisciplinari, affrontano problemi proposti da imprese e organizzazioni, elaborano idee innovative e sviluppano competenze che potranno utilizzare immediatamente nel proprio percorso di crescita.
In questo modo l’orientamento non rappresenta più un momento isolato, ma diventa un’esperienza capace di lasciare un segno.
Il caso Rimini: innovazione e benessere come terreno di sperimentazione
L’esperienza di “Orientation for Wellness” ha rappresentato un esempio concreto di questo approccio.
Tra aprile e maggio, presso il Polo La Dotta di Rimini, quaranta studenti e laureandi hanno lavorato su alcune delle sfide più attuali del settore fitness e wellness. Le challenge proposte dalla Federazione Italiana Fitness e dall’Associazione Nazionale Impianti Sport e Fitness hanno richiesto competenze diverse: marketing strategico, progettazione, comunicazione, analisi dei dati e innovazione digitale.
Ciò che ha colpito maggiormente non è stata soltanto la qualità delle soluzioni presentate, ma il modo in cui i partecipanti hanno interpretato i problemi.
L’intelligenza artificiale, ad esempio, non è stata vista semplicemente come una tecnologia da applicare, ma come uno strumento per coinvolgere le community giovanili e migliorare la relazione tra utenti e organizzazioni. Allo stesso modo, i sistemi di monitoraggio delle performance sportive sono stati ripensati come strumenti per personalizzare l’esperienza delle persone e favorire il benessere individuale.
È emersa con chiarezza una caratteristica tipica delle nuove generazioni: la capacità di collegare mondi diversi e immaginare soluzioni che integrano tecnologia, esperienza umana e valore sociale.
L’evento conclusivo ospitato all’interno di RiminiWellness, che ha coinvolto oltre cento partecipanti, ha confermato quanto sia importante creare spazi di confronto nei quali giovani, imprese e istituzioni possano dialogare e costruire insieme nuove prospettive.
Il caso Calabria: immaginare il futuro senza lasciare il territorio
Se l’esperienza di Rimini ha mostrato il potenziale dell’innovazione in un settore specifico, il progetto realizzato tra Diamante e Praia a Mare ha evidenziato un altro aspetto fondamentale: il ruolo dell’orientamento come leva di sviluppo territoriale.
L’hackathon “Costruisci l’impresa del futuro” ha coinvolto oltre cento studenti dell’Istituto Diamante ITCG-IPA ITI-IPSSAR Praia in un percorso dedicato all’autoimprenditorialità e all’innovazione nel settore turistico-alberghiero.
I ragazzi hanno lavorato su analisi SWOT, nuovi modelli di ospitalità, valorizzazione delle risorse locali e progettazione di idee imprenditoriali sostenibili. Anche in questo caso il risultato più importante non è stato soltanto la qualità dei progetti elaborati.
Molti partecipanti hanno iniziato a guardare il proprio territorio con occhi diversi, scoprendo opportunità che spesso restano invisibili. Hanno compreso che innovare non significa necessariamente partire altrove e che è possibile immaginare percorsi professionali capaci di generare valore anche nelle comunità di appartenenza.
In aree che convivono con il fenomeno dello spopolamento giovanile e della fuga di competenze, questa consapevolezza assume un significato che va ben oltre la dimensione educativa. Significa rafforzare il legame tra giovani e territorio, creando le condizioni per uno sviluppo più sostenibile e duraturo.
Le competenze che fanno la differenza
Le due esperienze hanno evidenziato anche un altro aspetto centrale: il tema delle competenze.
Oggi le organizzazioni non cercano soltanto preparazione tecnica. Richiedono persone capaci di collaborare, comunicare in modo efficace, affrontare problemi complessi, adattarsi ai cambiamenti e proporre nuove idee. Sono competenze che difficilmente si sviluppano soltanto attraverso lo studio teorico.
Lavorare in un hackathon significa confrontarsi con scadenze precise, obiettivi concreti e dinamiche di squadra che richiedono ascolto, leadership, spirito di iniziativa e capacità decisionale. È un’esperienza che avvicina i giovani alle sfide che incontreranno nel mondo del lavoro e li aiuta a comprendere meglio le proprie potenzialità.
Forse il risultato più importante di PI Connect riguarda la capacità di mettere in relazione soggetti che troppo spesso operano separatamente
Scuole, università, imprese, enti territoriali, associazioni e organizzazioni professionali diventano parte di un percorso condiviso nel quale ciascuno contribuisce alla crescita delle nuove generazioni.
Le esperienze di Rimini e della Calabria dimostrano che l’innovazione educativa nasce proprio da questa collaborazione. Quando il dialogo tra i diversi attori diventa concreto, si creano opportunità più efficaci e percorsi maggiormente aderenti alle esigenze dei giovani e del mercato del lavoro.
Il futuro dell’orientamento
Le trasformazioni tecnologiche, economiche e sociali che stiamo vivendo richiedono un nuovo modo di intendere l’orientamento. Non basta più aiutare i giovani a scegliere una strada. Occorre fornire loro gli strumenti per affrontare il cambiamento, sviluppare spirito critico, lavorare in contesti collaborativi e trasformare le sfide in opportunità. Le esperienze realizzate attraverso PI Connect mostrano che questo è possibile quando l’apprendimento diventa esperienza e quando ai ragazzi viene data la possibilità di essere protagonisti.
Alla fine di ogni hackathon restano certamente i progetti, le idee e le soluzioni sviluppate. Ma resta soprattutto qualcosa di ancora più importante: la consapevolezza di poter incidere sulla realtà che li circonda.
È forse questa la funzione più autentica dell’orientamento oggi. Non indicare una strada già tracciata, ma aiutare le persone a costruirne una propria. Perché il futuro non è un luogo verso cui accompagnare i giovani. È qualcosa che possono iniziare a creare già adesso, se viene data loro l’opportunità di farlo.




